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Chiesa di San Marco - Rovereto città di A. Rosmini

...tra storia, cultura e fede

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Storia sacra locale: chiese di Rovereto
San Marco Evangelista
La chiesa di San Marco Evangelista di Rovereto affonda le radici nel lontano 1462, anno in cui viene consacrato l'originario edificio di culto. Della primitiva chiesa non rimane nulla, se non un crocifisso ligneo - nella cappella del Santissimo Sacramento - e un grande affresco, conosciuto come la Madonna del Trittico 1), conservato in altro loco.
E' dedicata all'evangelista Marco, poiché all'epoca Rovereto si trovava sotto il dominio della Repubblia di Venezia.2)

La chiesa fu voluta dalla popolazione poiché Rovereto a quel tempo dipendeva dalla lontana pieve di Lizzana3).  Rovereto non era ancora città, lo diventerà nel 1510, grazie alla concessione di Massimiliano I d'Asburgo.
San Marco si staccherà dalla pieve di Lizzana, per diventare parrocchia, nel 1582.4)
L'attuale chiesa di S. Marco, con la sua altezza, con le sporgenti cappelle laterali, con l'ampia facciata rosa e il timpano semicircolare, è frutto di successive modifiche avvenute nel corso dei secoli.
L'utima rilevante modifica è del 1950, quando la facciata viene completamente rifatta, a seguito di un voto formulato dai cittadini l'8 dicembre 5) 1943, con il quale chiedevano alla Vergine Ausiliatrice, patrona di Rovereto, protezione e aiuto: se la città fosse stata risparmiata dai bombardamenti, avrebbero rifatto la facciata della chiesa. E così è stato. La nuova facciata, l'attuale, proggetto dall'architetto roveretano Mario Kiniger, è stata inaugurata il 5 agosto 1950, alla presenza del vescovo di Trento, mons. Carlo Ferrari.6)

La precedente facciata, realizzata nel 1650, presentava un timpano spezzato. E' questa che accolse il neonato Antonio Rosmini, il 25 marzo 1797, per il battesimo, e quasi una quarantina d'anni dopo, il 5 ottobre 1834, l'abate Rosmini, come nuovo parroco. La presenza di Rosmini in questa chiesa viene ricordata, all'interno, da un busto marmoreo del Confalonieri.
All'interno si trovano nove bellissimi altari in marmo, che vale la pena visitare.

Iniziamo con l'altare maggiore. In marmi policromi, è opera dell'altarista veronese Giuseppe Antonio Schiavi, che lo realizzò attorno al 1724, al posto del precedente in legno.
La pala, dedicata a San Marco Evangelista, è opera del pittore veneziano Vittorio Emanuele Bressanin, che la dipinse nel 1919. Il messaggio che trasmette risente dell'ideologia dell'epoca - Rovereto era appena divenuta italiana alla fine della grande guerra - ed è più politico che religioso.
Il dipinto, donato alla parrocchia dalla città di Venezia e dai comuni che un tempo appertennero alla Serenissima Repubblica, fu inaugurato nel 1922, alla presenza del patriarca di Venezia, card. Pietro La Fontaine.
In alto, tra le nubi, campeggia San Marco, reggente il Vangelo, con il simbolo del leone alato. Sotto, una donna riccamente vestita, coperta da un manto d'ermellino, è la dogaressa, che simboleggia Venezia. Con la mano sinistra, protegge benignamente una giovane, in abito quattrocentesco, devotamente inginocchiata, la città di Rovereto, mentre con la destra indica un bambinetto nudo, sollevato verso l'alto dalla madre, affiancata da un soldato, simbolo dell'avvenire della città dopo il dramma della guerra. Un paggio inginocchiato, vestito di bianco, regge uno scudo con lo stemma di Rovereto, una quercia. Sullo sfondo il castello di Rovereto illuminato da una sottile fetta di luna.

Infine, alle spalle della dogaressa si scorge il vessillo con il Leone dorato - simbolo di Venezia - e tre personaggi che rappresentano l'autorità civile, militare ed ecclesiastica della Serenissima.
La pala fu voluta da don Antonio Rossaro, l'ideatore di Maria Dolens, la Campana dei caduti, ora sul colle di Miravalle, a Rovereto 7).
Sul lato destro del presbiterio (guardando l'altare maggiore), si trova l'altare di Maria Vergine Ausiliatrice, patrona di Rovereto.  L'opera, dello scultore Teodoro Benedetti di Castione di Brentonico, fu completata nel 1741, su commissione dei fratelli Nicolò ed Ambrogio Rosmini, quest'ultimo bisnonno del filosofo roveretano. L'ancona racchiude il quadro, sorretto da due angeli in marmo, con l'antica immagine di Maria Ausiliatrice, portata a Rovereto da Monaco di Baviera dal commerciante di seta, Baldassarre Criner, e qui collocata nel 1695. 8)

Molto devoto all'Ausiliatrice, Antonio Rosmini celebrò (3 maggio) su questo altare la sua prima messa pubblica a Rovereto, dopo l'ordinazione sacerdotale, avvenuta a Chioggia il 21 aprile 1821.9)

Proseguendo sul lato destro della navata, troviamo l'altare dedicato alla Madonna del Rosario, il più elaborato di quelli presenti in chiesa. Fu commissionato dalla Confraternita del Santo Rosario e costruito tra il 1740 e il 1742, al posto del precedente in legno. E' opera dell'architetto e scultore Domenico Sartori di Castione. Al centro si trova una statua lignea della Madonna con il Bambino in braccio, entrambi incoronati, realizzata nel 1932 10) dall'artista gardenese, Josef Rifesser.11)
Il successivo è l'altare dedicato a S. Antonio da Padova. La pala, con Sant'Antonio in estasi che volge lo sguardo alla Madonna in gloria con il Bambino, e affiancato da S. Francesco d'Assisi e Sant'Agostino, è opera del pittore locale, Gasparantonio Baroni Cavalcabò. Pala ed altare furono inaugurati insieme nel 1741.12)

L'ultimo, nella navata di destra, è l'altare dedicato a S. Bernardino da Siena, con San Giuseppe, Sant'Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio. In alto, in gloria tra gli angeli, la Santissima Trinità con il Padre e il Figlio che incoronano la Vergine. L'altare, qui collocato nel 1750, al posto del precedente in legno, è opera di Teodoro Benedetti di Castione. Mentre la pala, attribuita al pittore Abrami di Rovereto, potrebbe essere di scuola veronese del XVIII secolo.13)
A differenza degli altari di destra, quelli di sinistra sono collocati in cappelle più profonde, ricavate nel 1833-34 con la realizzazione di una struttura esterna affiancata alla chiesa. A partire dall'arco santo (a sinistra del presbiterio) troviamo l'altare di San Giuseppe, attribuibile ai Sartori di Castione e databile tra il 1738 e il 1740. La pala raffigura S. Giuseppe in gloria, protettore dei moribondi, in procinto di accogliere in Cielo l'anima di una donna, coricata sul letto, e confortata dall'angelo custode. Ai piedi del letto, in ginocchio, un giovane sacerdote - che potrebbe essere, secondo una certa interpretazione, Antonio Rosmini - si accinge a dare gli estremi conforti spirituali alla moribonda, facendo così  fuggire il diavolo, che si scorge sulla destra. La pala è copia fedele (1920) del pittore Antonio Mayer della precedente opera (1862), gravemente danneggiata dalla guerra, del veneziano Michelangelo Grigoletti, professore accademico.14)
Segue la Cappella del Santissimo Sacramento, edificata tra il 1790 e il 1792. L'attuale altare della cappella apparteneva alla chiesa di San Carlo 15), e fu qui trasferito nel 1787, a seguito della chiusura della suddetta chiesa, in base alle disposizioni dell'imperatore Giuseppe II, che mirava a nazionalizzare e controllare la Chiesa cattolica. La cappella è impreziosita dal Crocifisso ligneo del XV secolo, vestigia della primitiva chiesa di San Marco. Mentre la Vergine Addolorata e San Giovanni, ai piedi della croce, vennero commissionati nel 1793 dai fratelli Telani allo scultore Giovanni Insom, della Val Gardena, il quale ha saputo adeguarli in maniera intelligente al crocifisso.16)
In mezzo si trova la Cappella di San Girolamo, la più antica e dunque stilisticamente più semplice, con marmo grigio, realizzata alla fine del XVI secolo. Autore è Paolo Carneri di Trento. La cappella fu voluta dalla famiglia Savioli, che introdusse a Rovereto l'arte della lavorazione della seta. La pala di San Girolamo penitente con il leone, databile 1599, è del veronese Felice Ricci detto il Brusasorci. 17)
Concludiamo con la Cappella di S. Vigilio, che lega il suo nome ad Antonio Rosmini. L'altare, in marmi policromi, fu fatto realizzare dalla Corporazione dei Tintori tra il 1747 e il 1749. E' opera di Valentino Villa di Crosano di Brentonico. La pala originaria riportava Sant'Onofrio, protettore dei tintori, del roveretano Gasparantonio Baroni Cavalcabò. Con la scomparsa della fiorente industria della seta, nel 1862, la pala di Sant'Onofrio fu sostituita con l'attuale pala di San Vigilio. Quest'ultima fu dipinta tra il 1835 e il 1836 dal roveretano Domenico Nani Udine su commissione di Antonio Rosmini. Il dipinto riporta San Vigilio, vescovo di Trento e patrono della diocesi, che consegna a due diaconi le reliquie dei martiri anauniesi18), Sisinio, Martirio e Alessandro, da portare rispettivamente a San Simpliciano, vescovo di Milano, e San Giovanni Grisostomo, vescovo di Costantinopoli. Nel 1837, la pala fu inaugurata e collocata nell'altare, sotto l'arco santo, dove ora si trova quella di San Giuseppe. Vi rimase fino al trasferimento del 1862.19)
Antonio Rosmini fu battezzato in questa chiesa il 25 marzo 1797, il giorno dopo della sua nascita, dall'arciprete Giuseppe de Baroni. Era la Festa dell'Annunciazione. Il Rosmini fu sempre riconoscente a Dio per essere stato rigenerato nello spirito con il sacramento del Battesimo, nel giorno in cui il Figlio di Dio si incarnò nel seno della Vergine. Così scrive nel suo Diario20):

«Col farmi Iddio la grazia di venire alla luce la vigilia della festività di MARIA Vergine Annunziata, mostrò di volermela dare per mia madre e protettrice, quale sempre la sperimentai, benché io le sia stato sempre un cliente e figliuolo ingratissimo. Possa ora cominciare a corrispondere d'amore alla mia carissima madre, ed amarla, come mi propongo, in eterno. Ancor più la bontà di Dio, qui prior me dilexit, mi beneficò col fare che il giorno 25 del medesimo mese di marzo, festa di MARIA V. ANNUNZIATA DALL'ANGELO, rinascessi nel salutare lavacro del santo battesimo»21).

Costretto a lasciare l'incarico di parroco in S. Marco22), Antonio Rosmini non dimentica Rovereto,  che aveva generosamente servito come arciprete, e, nel biennio 1836-37, studia un generoso progetto, un Fondo di riproduzione perpetua23) di 20mila fiorini d'Impero, da donare alla città.
L'obiettivo del Fondo era di realizzare opere di pubblico vantaggio, nel giusto ordine, stabilito dal Rosmini, ovvero l'incremento della religione e della moralità, degli studi e a sollievo dei cittadini indigenti.

Per quanto riguarda il primo punto, Rosmini aveva pensato anche alla chiesa di S. Marco, predisponendo il denaro per «far dipingere nella facciata la scuola d'Alessandria». E se fosse avanzato qualcosa della somma devoluta, sarebbe andato per abbellire la chiesa stessa.

Per motivi che non si conoscono il progetto del Fondo di riproduzione perpetua non andò in porto.24)
A metà dell'Ottocento, si vorrebbe ampliare la chiesa di S. Marco, dotandola anche di una nuova facciata. L'allora arciprete, mons. Andrea Strosio25), comunicherà l'idea ad Antonio Rosmini, che l'accolse con entusiasmo, anzi avrebbe voluto addirittura rifarla ex novo,  e si disse disponibile a partecipare al finanziamento dell'opera, che non fu realizzata:

«E quanto all’ampiamento e riducimento a miglior forma della chiesa di S. Marco, non solo lo vedo necessario, ma crederei anche forse di doversi fare un passo di più: voglio dire, che la città di Rovereto dovrebbe pensare a edificare una chiesa tutta nova dai fondamenti; che veramente la presente è piuttosto di disdoro che altro a Rovereto; e collo spenderci intorno non so se n’avrebbe mai un’opera perfetta. Il qual progetto quando venisse abbracciato, da parte mia non mancherei di fare un’offerta assai maggiore che per solo acconciarla. Ad ogni modo non mi ritiro dal contribuire anche a quei miglioramenti ch’Ella mi descrive nella sua lettera».26)
        
«M’ha scritto cotesto mons. Arciprete del bel progetto che stanno maturando i roveretani, di erigere invece di S. Marco, un nuovo tempio che fosse degno della patria: io n’ebbi grandissimo piacere, come conviene averlo d’ogni cosa buona, gloriosa alla religione, utile al paese».27)
Note:

1) L'affresco, una pittura rinascimentale veronese dell'ultimo decennio del Quattrocento, raffigura una Madonna con Bambino sulle ginocchia e ai lati i Santi Stefano e Sebastiano. E' grande 2,40 X 3 metri. E' conservato in un luogo visitabile solo telefonando alla parrocchia di S. Marco. TRINCO RENATO, San Marco in Rovereto - la chiesa arcipretale tra storia, arte e devozione, editrice la grafica, Mori (TN) 2007, p. 100.
2) TRINCO, op. cit., pp. 15, 60-61, 100. Rovereto rimase sotto la Repubblica di Venezia dal 1416 al 1509.
3) Attualmente Lizzana è circoscrizione a sud di Rovereto.
4) Ivi, pp. 14, 16, 18.
5) L'8 dicembre è la Festa dell'Immacolata Concezione.
6) TRINCO, op. cit., pp. 28-29.
7) Ivi, pp. 73-74.
8) Ivi, p. 77.
9) PAGANI-ROSSI, La Vita di Antonio Rosmini, Arti Grafiche Manfrini (Rovereto) 1959, vol. I (II), p. 203.
10) ASM, XII A 10, n. 116, "Contratto per la nuova statua della Madonna del SS. Rosario. 16/VIII/1932", 1932, cc. 17. [ASM = Archivio di San Marco a Rovereto].
11) TRINCO, op. cit., pp. 89-90.
12) Ivi, pp. 95-96.
13) Ivi, pp. 99-100.
14) Ivi, pp. 69-70.
15) La chiesa di San Carlo Borromeo si trova in piazza Damiano Chiesa; faceva parte del monastero delle Clarisse fondato, nel 1650, dalla Ven. Giovanna Maria della Croce, roveretana.  Fino a poco tempo fa la chiesa era usata per l'Adorazione cittadina. Ora al posto del monastero si trova il Centro pastorale Beata Giovanna tenuto dalla Suore di Maria Bambina.
16) TRINCO, op. cit., pp. 61-62.
17) Ivi, pp. 57-58.
18) Originari della Cappadocia, odierna Turchia, il diacono Sisinio, il lettore Martirio e l'ostiario Alessandro, inviati ad evangelizzare il Trentino da Sant'Ambrogio, vescovo di Milano, furono trucidati dalle popolazioni pagane della Val di Non nel 397.
19) TRINCO, op. cit., pp. 53-55.
20) PAGANI-ROSSI, op. cit., pp. 33-34.
21) ROSMINI A., Diario personale, 24 marzo 1797.
22) Rosmini lascia la parrocchia il 5 ottobre 1835, costretto dal governo austriaco che non lo vedeva di buon occhio.
23) Gli interessi del Fondo dovevano essere investiti in altri fondi, i cui interessi sarebbero serviti per le previste opere, la cui realizzazione era da  decidere ogni cinque anni.
24) VALLE ALFEO, Rosmini e Rovereto 1834-1835, Longo Editore, Rovereto 1985, pp. 287-292.
25) Nel 1854, mons. Strosio incaricherà l'architetto feltrino Giuseppe Segusini di redigere un progetto. Il progetto, assai elaborato, prevedeva due torri campanarie, e mescolava moduli neoclassici con motivi decorativi e strutture neorinascimentali. Non andò in porto.
TRINCO R., op. cit., p. 26.
26) ROSMINI A., Epistolario completo, XI, Lettera 7133, Stresa 10 maggio 1852, [a mons. arciprete, don Andrea Strosio a Rovereto].
27) ROSMINI A., Epistolario completo, XIII, Lettera 8296, Stresa 20 agosto 1852, [al fratello Giuseppe a Rovereto].
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